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Art. 50 AI Act: obblighi di trasparenza per chatbot e deepfake

Praveena Shenoy
Praveena Shenoy

Country Manager, India

Pubblicato: ·Aggiornato: ·Revisionato da Johan Carlsson, Country Manager, Svezia

L'articolo 50 dell'AI Act stabilisce gli obblighi di trasparenza per l'IA che dialoga con le persone o crea contenuti. Dal 2 agosto 2026 i fornitori devono rendere riconoscibili i chatbot e marcare i contenuti sintetici; i deployer devono informare su riconoscimento delle emozioni e categorizzazione biometrica e dichiarare deep fake e testi di interesse pubblico generati con l'IA.

In sintesi

  • Quattro obblighi principali: informare che si interagisce con un'IA (par. 1), marcare i contenuti generati in modo leggibile da macchina (par. 2), informare su riconoscimento delle emozioni e categorizzazione biometrica (par. 3), dichiarare deep fake e testi pubblicati su questioni di interesse pubblico (par. 4).
  • I paragrafi 1 e 2 riguardano i fornitori, i paragrafi 3 e 4 i deployer. Molte aziende sono entrambe le cose.
  • Applicazione dal 2 agosto 2026, non rinviata dall'Omnibus digitale. Solo i sistemi generativi già sul mercato hanno avuto tempo fino al 2 dicembre 2026 per la marcatura.
  • Il codice di buone pratiche della Commissione su marcatura ed etichettatura è volontario; l'articolo 50 no.
  • In Italia vigila l'ACN; la violazione può costare fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale (per le PMI vale l'importo più basso).

A cosa serve l'articolo 50

La maggior parte dei chatbot, dei generatori di immagini e degli assistenti di scrittura non è ad alto rischio. Può però trarre in inganno. L'articolo 50 è la regola per questa fascia intermedia, spesso chiamata «rischio limitato»: non chiede documentazione tecnica o valutazioni di conformità, chiede che le persone sappiano quando hanno davanti un'IA o un contenuto artificiale. Il titolo ufficiale nel testo italiano è «Obblighi di trasparenza per i fornitori e i deployers di determinati sistemi di IA». Per il quadro completo dei livelli di rischio, partite dalla guida all'AI Act.

L'articolo non sostituisce altre regole. Il paragrafo 6 precisa che restano fermi i requisiti dell'alto rischio e gli altri obblighi di trasparenza previsti dal diritto europeo o nazionale: un chatbot usato per selezionare personale deve rispettare entrambi. Il testo è leggibile nella versione italiana dell'articolo 50, quello ufficiale è su EUR-Lex.

Il modo più rapido per capire quali vostri usi dell'IA fanno scattare questi obblighi è elencarli e rispondere a domande strutturate. Lo fa l'assessment gratuito di Opsio sulla governance AI, che trasforma le risposte in una AI policy aziendale e in una valutazione dei rischi modificabili.

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I quattro obblighi in una tabella

ParagrafoObbligoChiEccezioni principali
50(1)Progettare l'IA che interagisce con le persone in modo che sappiano di parlare con un'IAFornitoreEvidente dal contesto per una persona ragionevolmente informata; usi autorizzati per legge per accertare reati
50(2)Marcare audio, immagini, video e testi sintetici in formato leggibile da macchina e rilevabileFornitore, anche di sistemi per finalità generaliFunzione di editing standard; output che non altera in modo sostanziale l'input; usi autorizzati per legge
50(3)Informare chi è esposto a riconoscimento delle emozioni o categorizzazione biometricaDeployerUsi consentiti dalla legge per prevenire o indagare reati, con garanzie
50(4)Dichiarare i deep fake e i testi generati o manipolati pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblicoDeployerOpere palesemente artistiche, satiriche o di finzione (obbligo attenuato); testi con revisione umana e responsabilità editoriale

Il paragrafo 5 stabilisce il «come»: l'informazione deve essere chiara e distinguibile, data al più tardi alla prima interazione o esposizione e conforme ai requisiti di accessibilità.

Paragrafo 1: il chatbot deve dire di essere un'IA

Chi sviluppa o immette sul mercato un sistema che interagisce direttamente con le persone deve progettarlo in modo che l'utente sappia di avere a che fare con un'IA. L'obbligo è del fornitore, cioè di chi sviluppa il sistema o lo fa sviluppare e lo mette in servizio con il proprio nome o marchio.

Esempio: l'assistente virtuale di una banca. Un istituto di credito costruisce sull'API di un grande modello linguistico un assistente per i clienti dell'home banking e lo pubblica con il proprio marchio. Ai fini dell'articolo 50 la banca è fornitore di quel chatbot, non solo deployer. Un primo messaggio come «Sta parlando con un assistente virtuale basato sull'IA. Può chiedere in qualsiasi momento di parlare con un operatore» assolve l'obbligo. Una riga nelle condizioni d'uso no, perché l'informazione deve arrivare alla prima interazione.

L'eccezione dell'«evidente dal contesto» è stretta. Una finestra di chat testuale che somiglia a qualsiasi live chat con operatori umani non la soddisfa quasi mai. Nel dubbio, dichiarate. Chi sia fornitore e chi deployer dipende dal nome con cui il sistema è offerto, non da chi ha addestrato il modello sottostante: lo spieghiamo in deployer e fornitore nell'AI Act.

Paragrafo 2: marcatura dei contenuti generati

I fornitori di sistemi che generano audio, immagini, video o testi sintetici devono marcare gli output in un formato leggibile da macchina, così che siano riconoscibili come generati o manipolati artificialmente. Le soluzioni tecniche devono essere efficaci, interoperabili, solide e affidabili per quanto tecnicamente possibile, tenendo conto del tipo di contenuto, dei costi e dello stato dell'arte. In pratica si combinano filigrane, metadati, firme crittografiche di provenienza e impronte digitali.

L'obbligo copre espressamente i fornitori di sistemi di IA per finalità generali, ed è per questo che i grandi fornitori investono negli standard di provenienza. Il rapporto con le regole separate sui modelli è spiegato nella pagina sui modelli GPAI.

La proroga per i sistemi esistenti. L'Omnibus digitale, regolamento (UE) 2026/1744, ha confermato il 2 agosto 2026 come data di partenza, ma ha concesso ai fornitori di sistemi generativi già sul mercato prima di quella data tempo fino al 2 dicembre 2026 per introdurre la marcatura. I sistemi lanciati dopo il 2 agosto 2026 non hanno proroghe.

Paragrafo 3: riconoscimento delle emozioni e categorizzazione biometrica

Il deployer che usa un sistema di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica deve informare le persone esposte sul funzionamento del sistema e trattare i dati nel rispetto del GDPR. Casi tipici: l'analisi del tono di voce nelle chiamate di un call center, o telecamere in negozio che stimano fasce d'età.

Due avvertenze. Il riconoscimento delle emozioni sul luogo di lavoro e negli istituti di istruzione è vietato dall'articolo 5, salvo motivi medici o di sicurezza: un'informativa non lo rende lecito. E molti sistemi biometrici sono ad alto rischio secondo l'allegato III, con obblighi ben più pesanti. Per gli usi interni, il riferimento è la conformità GDPR oltre all'AI Act.

Paragrafo 4: deep fake e testi di interesse pubblico

Il testo italiano definisce il deep fake come un'immagine o un contenuto audio o video generato o manipolato dall'IA che assomiglia a persone, oggetti, luoghi, entità o eventi esistenti e che apparirebbe falsamente autentico o veritiero. Il deployer che lo genera o lo manipola deve dichiararlo.

Esempio: il reparto marketing di un'azienda di arredamento. Una foto prodotto di un divano in un salotto generato dall'IA, in genere, non è un deep fake: non ritrae falsamente persone o eventi reali. Un video in cui l'amministratore delegato reale annuncia uno sconto mai deciso, o una «testimonianza cliente» con voce clonata, lo sono, e vanno etichettati. Per opere palesemente creative o satiriche basta segnalare che esistono contenuti generati, senza rovinare l'opera. Attenzione anche al diritto penale italiano: diffondere senza consenso un deepfake che causa un danno ingiusto è reato ai sensi dell'articolo 612-quater del codice penale, introdotto dalla legge 132/2025.

Il secondo ramo riguarda i testi. Se un deployer pubblica testi generati o manipolati con l'IA per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, deve dichiararlo, a meno che il testo sia stato sottoposto a revisione umana o controllo editoriale e una persona fisica o giuridica ne abbia la responsabilità editoriale. Una testata locale che fa scrivere all'IA i resoconti dei consigli comunali rientra nell'eccezione se un giornalista rivede ogni pezzo; se pubblica in automatico, ogni articolo va dichiarato. Lo stesso vale per le pagine informative di un ente pubblico.

Queste regole sono più facili da rispettare se la policy interna le spiega con parole semplici. Trovate clausole di esempio sull'etichettatura nell'articolo con i contenuti di una AI policy aziendale.

Il codice di buone pratiche sui contenuti generati dall'IA

L'articolo 50, paragrafo 7, chiede alla Commissione di incoraggiare codici di buone pratiche per rilevare ed etichettare i contenuti generati. L'ufficio per l'IA ha gestito il processo tra il 2025 e l'inizio del 2026 e la Commissione ha pubblicato il codice di buone pratiche su marcatura ed etichettatura nel giugno 2026. Ha due sezioni firmabili separatamente: una per i fornitori (marcatura e rilevamento) e una per i deployer (etichettatura di deep fake e testi, con icone comuni europee). Commissione e comitato per l'IA lo hanno ritenuto uno strumento adeguato; a fine luglio 2026 contava circa 190 firmatari. Firmarlo è facoltativo, ma chi non firma deve dimostrare la conformità in altro modo.

Scadenze, vigilanza e sanzioni in Italia

DataCosa succede
2 agosto 2026L'articolo 50 si applica a tutti i fornitori e deployer interessati
2 dicembre 2026Fine della proroga per la marcatura dei sistemi generativi immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026
23 ottobre 2026Entra in vigore il d.lgs. 179/2026, che attribuisce i poteri sanzionatori alle autorità italiane

In Italia l'autorità di vigilanza del mercato è l'ACN; per banche, intermediari e assicurazioni sono competenti anche Banca d'Italia, CONSOB e IVASS. Il d.lgs. 179/2026 colloca la violazione dell'articolo 50 nella fascia fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo, se superiore; per PMI e start-up innovative si applica l'importo più basso. Tutte le date sono raccolte nella pagina sulle scadenze dell'AI Act.

Checklist in cinque passi

  1. Elencate i sistemi che parlano o generano: chatbot, voicebot, copiloti, strumenti per immagini e video, assistenti di scrittura, analisi di voce o volto.
  2. Assegnate il ruolo per ciascuno: l'avete costruito o marchiato voi (fornitore) o usate lo strumento di un altro (deployer)?
  3. Collegate ogni sistema a un paragrafo: 1 per i sistemi interattivi, 2 per i generatori che fornite, 3 per l'analisi di emozioni o dati biometrici, 4 per deep fake e testi pubblicati.
  4. Scrivete informative e flussi: primo messaggio del chatbot, etichette e icone, revisione editoriale, clausole sulla marcatura nei contratti con i fornitori.
  5. Conservate le prove: schermate delle informative, dichiarazioni dei fornitori sul watermarking, registri delle revisioni. Le autorità chiederanno come rispettate l'obbligo, non se intendevate farlo.

Domande frequenti

Cosa prevede l'art. 50 dell'AI Act?

È l'articolo sulla trasparenza. Obbliga i fornitori a rendere riconoscibile come IA un sistema che interagisce con le persone e a marcare i contenuti sintetici in modo leggibile da macchina; obbliga i deployer a informare su riconoscimento delle emozioni e categorizzazione biometrica e a dichiarare deep fake e testi di interesse pubblico generati con l'IA. Si applica dal 2 agosto 2026.

L'articolo 50 è stato rinviato dall'Omnibus?

No. Il regolamento (UE) 2026/1744 ha rinviato le scadenze dell'alto rischio, ma ha lasciato il 2 agosto 2026 per l'articolo 50. L'unica proroga riguarda i fornitori di sistemi generativi già sul mercato prima di quella data, che hanno avuto tempo fino al 2 dicembre 2026 per la marcatura leggibile da macchina.

Devo etichettare ogni immagine creata con l'IA dal marketing?

Non necessariamente. L'obbligo del deployer riguarda i deep fake, cioè contenuti che somigliano a persone, luoghi o eventi reali e sembrerebbero falsamente autentici. Un'illustrazione generata di solito non lo è. Il fornitore dello strumento deve comunque marcare l'output in modo leggibile da macchina: verificate che il vostro fornitore lo faccia.

Il chatbot del sito deve dire che è un'IA?

Sì, salvo che sia evidente dal contesto per un utente ragionevolmente informato, cosa rara in una chat testuale. L'avviso deve comparire alla prima interazione, essere chiaro e accessibile. Se avete costruito il chatbot e lo offrite con il vostro marchio, l'obbligo è vostro come fornitore; se integrate senza modifiche l'assistente di un fornitore, verificate che lo abbia previsto.

Chi controlla la trasparenza dell'IA in Italia?

L'ACN, come autorità di vigilanza del mercato designata dalla legge 132/2025 e dal d.lgs. 179/2026, con poteri ispettivi e sanzionatori. Nel settore finanziario intervengono Banca d'Italia, CONSOB e IVASS. Per i dati personali trattati da sistemi biometrici o di riconoscimento delle emozioni resta competente il Garante privacy.

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Molte aziende scoprono obblighi dell'articolo 50 che non si aspettavano: un chatbot del fornitore che nessuno aveva censito, un video con voce clonata, una newsletter pubblicata in automatico. Con l'assessment gratuito per AI policy e governance AI rispondete a 14 passi di domande in italiano e ricevete quattro documenti scritti sulle vostre risposte (framework di governance AI, AI policy sull'uso accettabile, checklist per i fornitori AI, modello di valutazione dei rischi) e un quadro di maturità su dieci ambiti. I documenti sono in inglese, in formato Word modificabile, e restano vostri.

Questo articolo è un'informazione generale e non costituisce consulenza legale. Verificate il testo consolidato del regolamento (UE) 2024/1689, come modificato dal regolamento (UE) 2026/1744. Situazione aggiornata a ottobre 2026.

Scritto da

Praveena Shenoy
Praveena Shenoy

Country Manager, India

Praveena guida le operazioni di Opsio in India, portando oltre 17 anni di esperienza trasversale in IA, manifattura, DevOps e managed services.

Standard editoriali: Questo articolo è stato scritto da professionisti cloud e revisionato dal nostro team di ingegneria. Lo aggiorniamo quando cambiano la tecnologia o la normativa di cui tratta; le date in questa pagina indicano l'ultimo aggiornamento. Opsio è editorialmente indipendente.